Chiesa di Monteverde



La Chiesa di Monteverde nasce nel Seicento come sostituto di una icona in onore della Madonna di Loreto: un'iscrizione sull'architrave del portale di facciata, dalla quale si evince che la chiesa era già terminata nel 1652, dice:

"LIMEN ADITE SACRUM VIRIDE DE MOTE MARIAE/CHRISTIADAE: VOTIS SUPPLICUS ILLA FAVET A.D. MD.CLII"
"Entrate nella dimora sacra di Maria di Monteverde e della cristianità: Ella esaudisce le preghiere di chi La supplica"

L'appellativo di Monteverde deriverebbe dal luogo in cui è situata, una collinetta allora ricca di boschi di querce e di lauri. Secondo la tradizione orale, la chiesa sarebbe sorta quando alcune donne, mentre si apprestavano ad attingere l'acqua da un pozzo, furono abbagliate da un fascio di luce che le avrebbe indotte a cercare "qualcosa" nel pozzo: prima sarebbe apparsa una rosa e, di li a poco, l'immagine della Vergine.
Alcuni documenti conservati nell'archivio della Chiesa Matrice avvalorano la tesi secondo cui la chiesa sarebbe sorta grazie al concorso di molti fedeli grumesi che, persuasi da un certo Marino Giappino, raccolsero il denaro per costruire la stessa.

Chiesa di Monteverde - Grumo Appula

Dell'esistenza dell'icona (probabilmente del Quattrocento) vi è già testimonianza nel 1578: da una relazione di una Santa Visita di Monsignor Puteo risulta che "la cappella di Santa Maria de Loreto (fuori le mura) senza cancella fosse sprovvista di rettori e di benefici". La chiesa veniva amministrata dal clero, che ogni anno eleggeva un deputato il cui compito era il mantenimento del culto. Non si conosce la data precisa, ma ben presto la Madonna di Monteverde divenne Patrona di Grumo: ogni prima domenica di maggio, infatti, veniva celebrata una festa in onore della stessa.

La Chiesa, a pianta rettangolare, fu edificata in stile romanico-pugliese, in conci di pietra locale. Sul timpano spezzato del portale si staglia una statua di pietra di autore ignoto che risale al 1600 e che ritrae la Madonna col Bambino; due putti le sorreggono la corona sul capo, mentre un uccellino le fà capolino nella mano sinistra, sulla quale è posata la mano del Bambino. Sul fianco sinistro si innalza un piccolo campanile di recente costruzione (1954) con cella campanaria monofora e tre campane di diversa dimensione, tutte iscritte.

L'interno della chiesa è strutturato a navata unica a due campate, con a volte a padiglione e con un piccolo presbiterio. L'altare maggiore è di epoca barocca ed è composto da una parte inferiore in marmo policromo di epoca Ottocentesca e da un dossale ligneo nella parte superiore. Di pregevole fattura è la cona lignea Seicentesca intagliata e indorata con oro zecchino su fondo verde; al centro appare l'affresco della Madonna, che riprende iconograficamente la statua del timpano. Sul fondo si legge:

"SA MA DE LAU"
"Santa Maria di Loreto"

L’immagine centrale è fiancheggiata da due coppie di colonne su plinti con fusto, per un terzo decorato a racemi e per il resto scanalato. Nel fastigio è ritratto il Padre Eterno mentre regge nella mano sinistra il globo terrestre, intorno al baldacchino sovrastante corre invece l'iscrizione:

"MONS IN QUO BENEPLACITVM EST DEO HABITARE – 1665"
"Il monte dove Dio è piaciuto abitare"

La navata è decorata con due pregevolissime tele del Guercia (1781): una mostra l'Arcangelo Raffaele che accompagna Tobiolo al fiume con in primo piano Santa Rita in adorazione del Crocifisso, l'altra ritrae Santa Irene e San Vincenzo Ferreri durante l’assunzione al cielo di Alberto Magno Vescovo. Si noti la scritta:

"TIME DEUM ET DAT ILLI HONOREM QUIA VENIT ORA IUDICY EIUS"
"Temi Dio e onoraLo perchè giunge l'ora del Suo Giudizio"

Nella sagrestia, con volticina unghiata, vi è un notevole lavabo a muro, scolpito su pilastrini laterali con teste di putti e festoni. Alle pareti sono appesi quattro ex voto degni di nota: in ordine di tempo abbiamo la tela commissionata da V. A. Giannini nel 1784, quella di P. Demauro nel 1832, una commissionata da G. Ugenti nel 1863, ed infine quella di A. Errico nel 1865.



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