Chiesa di San Pietro
(Chiesa del Convento)



Della Chiesa di San Pietro si sa che la cappella era in costruzione già agli inizi della seconda metà del Cinquecento, a quei tempi, infatti, monsignor Puteo andò a visitarla mentre si stava erigendo e ne apprezzò molto sia la disposizione che il progetto negli altri suoi aspetti fondanti. Come la maggior parte delle chiesette di paese dei secoli passati, anche questa si trovava fuori dalla cerchia muraria, tuttavia era già prevedibile che tenendo conto dell'espansione del paese presto si sarebbe trovata circondata di case e ben protetta.

Nel 1604 essa fu concessa dall'arciprete Pacifico de Pacifis ai Padri Minori Osservanti dell'ordine di San Francesco, ovviamente con l'assenso dell'arcivescovo di Bari Monsignor Gaeliatio di Sancitale. Come segno di omaggio e di dipendenza, nelle prime ore del vespero nel giorno 29 giugno, festa di San Pietro e Paolo, i Frati dovevano sfilare processionalmente per le vie della città e, cantando, portare con sè un pollastro (La notizia è riportata nel libro dei benefici della chiesa Matrice di Grumo, alla pag. 185).

Il processo di espansione continuò con l'erezione di un convento con chiostro e giardino per ospitare appunto i frati, con 23 celle a loro esclusivamente dedicate. L'atto d'insediamento dei frati permette di ricavare notizie curiose, quasi incredibili se si considerano le diversità culturali e di costume. Tuttora davanti al convento esiste una piazza al centro della quale era stata piantata una croce dove avveniva la cerimonia della benedizione dei ramoscelli d'ulivo nella festività delle Palme.

Il chiostro interno del convento venne affrescato nel 1731 da padre Giuseppe Porta di Molfetta, purtroppo la sua struttura è stata alterata dalla costruzione del Comune. Il porticato, per esempio, doveva veramente essere bello, simile a quelli degli altri conventi francescani disseminati in Terra di Bari, così come suggestivi dovevano apparire i due pozzi (al centro del chiostro e nel giorardino) citati nel registro della chiesa Matrice di Grumo (pag. 183).

Il giardino, situato dietro il convento era circondato da due vie pubbliche e accanto vi era una conella appartenente al Santissimo. Nel 1642 la chiesa fu ingrandita, molto probabilmente grazie alle donazioni dei Castigliar (la data è incisa sull'architrave del prospetto). L'altare dei Castigliar, sulla destra, è scolpito in pietra e porta su di sè due stemmi, rispettivamente dedicato ai feudatari spagnoli e alla famiglia stessa. Poco oltre si trova il loro sepolcro la cui lastra, dato il rifacimento della pavimentazione della chiesa, fu addossata al muro laterale destro. La tela di quest'altare raffigura la Madonna del Pozzo, mentre nel secondo arco vi è il Crocifisso miracoloso (in cartapesta) tra la statua dell'Addolorata e l'immagine di San Giovanni dipinto sullo sfondo; al centro del timpano dell'altare troneggia la Madonna con Bambino alla quale sono accostati Sant'Agostino sulla destra e Santa Monica a braccia spalancate. Al centro dell'ultimo altare, anche questo in legno intagliato e dorato è rappresentata l'Immacolata.

Sulla sinistra vi sono tre altari, il primo dei quali, in legno, è dedicato a San Pasquale Baylon, gli altri due sono invece in pietra. Il primo reca la data 1700 e la statua di San Francesco, il secondo reca come detto l'anno 1643 ed è dedicato Sant'Antonio (il timpano porta invece l'effige del Padreterno benedicente). Dietro l'altare maggiore, in tre nicchie separate e distinte vi sono le statue del Cuore di Gesù e di Santa Margherita Maria Alacoque; sul lato destro è una scultura in legno raffigurante San Pietro; sulla sinistra, invece, la statua dell'Immacolata. Le due effigi dell'Immacolata rivelano che proprio in questa chiesa ha sede l'omonima confraternita fondata dal 1880.



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